Oggi a Genova 

Ennesimo caos in consiglio comunale. La capogruppo della Lega Bordilli, richiamata più volte, espulsa dall’aula e accompagnata fuori dalla polizia locale – VIDEO

Il consigliere Romeo di Avs denuncia in aula che il consigliere Falcone (Noi Moderati) avrebbe detto “Non ci arrivi a Natale” all’indirizzo del presidente del consiglio Villa, il quale si riserva di verificare le registrazioni e prendere eventuali decisioni in merito. Falcone “spiega”: «Non so se continuerà ad avere la fiducia nel condurre questa sua presidenza». Ma la fiducia è garantita dalla maggioranza, che non lo contesta e difficilmente lo sfiducerà, che sia prima o dopo Natale, non dalla minoranza

Ennesima bagarre in consiglio comunale. Questa sera si è arrivati all’espulsione della capogruppo leghista Paola Bordilli e alla denuncia del consigliere di maggioranza Avs Massimo Romeo di una frase che, se confermata dalle registrazioni, sarebbe molto grave. A proferirla sarebbe stato il consigliere di “Noi Moderati” Vincenzo Falcone.

Ma andiamo con ordine. Sulla votazione relativa a variazioni ai documenti previsionali e programmatici, la minoranza presenta 4 ordini del giorno. Uno è dell’ex vicesindaco della giunta Bucci e oggi capogruppo di Vince Genova, Pietro Piciocchi. Qualche consigliere di minoranza la pretenderebbe stampata, ma, nonostante della pratica si fosse già discusso nei giorni precedenti in commissione, i testi arrivano all’ultimo minuto e per di più scritti a mano, quantomeno quelli della Lega. I lavoratori comunali sono ormai abbondantemente fuori orario. Come ormai accade ogni volta, le mozioni d’ordine a raffica della minoranza dilatano di parecchio i tempi e la tipografia comunale è ormai chiusa. Il presidente del consiglio Claudio Villa fa presente che i documenti (proposti peraltro dalla stessa minoranza) sono consultabili nella cartella online di ogni consigliere e ricorda, anche in un secondo tempo (a seguito di una mozione d’ordine del consigliere Fdi Valeriano Vacalebre), che non c’è più il personale: «Purtroppo a quest’ora non abbiamo più il personale, nel rispetto del lavoro degli uffici. Mettereste in dubbio questo? Non credo, vero?». E la polemica finisce lì.


Il primo ordine del giorno è firma del consigliere Pietro Piciocchi e vorrebbe impegnare la sindaca e la giunta a sospendere l’efficacia delle nuove tariffe Amt fino ad avvenuto confronto con associazioni dei consumatori, sindacati e pensionati e alla presentazione del piano di risanamento dell’azienda.

Il presidente Claudio Villa fa esprimere il segretario generale Pasquale Criscuolo sull’ammissibilità dell’emendo. Questi spiega che «Ai sensi dell’articolo 22 del comma 3 del regolamento sul funzionamento del Consiglio comunale gli ordini del giorno, gli emendamenti e sub emendamenti devono essere attinenti all’argomento in trattazione – dice -. In caso dissenso in ordine a tale attinenza decide il presidente del Consiglio». Poi aggiunge: «Devo far presente quanto segue: è vero che nella proposta di variazione di bilancio è previsto un accantonamento di spesa a titolo prudenziale che potrebbe essere funzionale a prevedere uno stanziamento di spesa da parte del Comune di Genova nel caso in cui si dovesse addivenire ad una rivisitazione del contratto di servizio. Mai una delibera di variazione di bilancio comunque attinente al bilancio di previsione del Comune di Genova potrebbe invece esprimersi sulle politiche tariffarie dei Amt essendo una esclusiva competenza della città metropolitana per cui sia nell’impegnativa che prevede quindi l’assunzione di un impegno da parte del sindaco della giunta di sospendere l’efficacia delle nuove tariffe e sia quindi in ordine alla attinenza e conferenza di un impegno contenuto in ordine del giorno a mio avviso non ci sono gli estremi per metterlo in approvazione per due motivi quindi il primo l’incompetenza dell’organo, secondo perché non esisterebbe un’attinenza alla luce del fatto che una delibera di bilancio di variazione di bilancio mai potrebbe contenere valutazione o decisioni in ordine a politiche tariffarie di Amt». Sulla scorta di tutto questo, Villa decide di non ammettere l’ordine del giorno. E scoppia la bagarre. Riparte il valzer delle mozioni d’ordine, con diversi consiglieri di minoranza che vorrebbero dire la loro, ma Villa li blocca: la decisione è in capo al presidente del Consiglio, lui l’ha già presa e il regolamento non ammette dibattito.

Più volte Villa tenta di dare la parola alla Lega per gli altri tre ordini del giorno, ma la capogruppo Paola Bordilli, nonostante venga invitata quattro o cinque volte, non comincia ad illustrare le proposte del partito, lasciando il resto della minoranza a protestare e rumoreggiare sull’inammissibilità dell’odg di Piciocchi. Arriva un richiamo a Vincenzo Falcone di Noi Moderati. La consigliera del Carroccio non procede nonostante venga chiamata più volte a illustrare i testi degli ordini del giorno 2, 3 e 4. Lei chiede una sospensione di cinque minuti, ma Villa non ne vede la necessità, dà i testi per letti e passa la parola per il parere della giunta al competente assessore al Bilancio, il vicesindaco Alessandro Terrile. Il vicesindaco prova a cominciare, ma la minoranza non lo lascia parlare. Dai banchi della minoranza la bagarre diventa baraonda, con tutti che urlano. «Abbiamo ricevuto cinque minuti fa tre ordini del giorno scritti a mano dall’assessore Bordilli e vogliamo dare il parere dice Terrile -. Sarebbe stato molto meglio se fossero stati scritti a macchina. C’era tutto il tempo visto che la commissione è stata già fatta». Insomma, il tempo di mettersi al computer c’era tutto. Bordilli alza la voce, Villa le ricorda di averla richiamata «numerose volte» a presentare i testi. Terrile cerca di andare avanti, ma il caos nei banchi della minoranza non glielo concede. A questo punto, il presidente del consiglio chiede a Bordilli di uscire dall’aula e lo fa più volte, ma lei non ottempera. Resta e continua a gridare nonostante abbia il microfono spento. Villa prima chiama i cursori per accompagnare fuori la capogruppo leghista. Ma visto che questo non ha effetto, tenta l’ultima carta, chiedendo alla polizia locale di dare corso all’espulsione. Non è la prima volta che un consigliere viene espulso dall’aula: era già successo più volte nel passato ciclo amministrativo. La consigliera Francesca Ghio e il consigliere Filippo Bruzzone erano stati “accompagnati” dagli agenti per ordine dell’allora presidente Carmelo Cassibba (Vince Genova). Sempre da Cassibba fu espulsa l’attuale assessora alla scuola Rita Bruzzone, così come il segretario Pd Simone D’Angelo, ora in consiglio regionale, dal quale è già stato espulso una volta dal presidente Stefano Balleari (Fdi). Nel corso della discussione sul regolamento degli artisti di strada fu espulsa anche la consigliera dem (allora è oggi) Donatella Alfonso. Alfonso, peraltro, fu espulsa solo perché aveva sarcasticamente applaudito Cassibba per l’espulsione di Ghio.

Il caos non accenna a calare e Villa deve sospendere la seduta chiamando i capigruppo in riunione. Al rientro in aula, la minoranza non si presenta. Il secondo consigliere della Lega, Alessio Bevilacqua, ritira gli ordini del giorno e anche lui se ne va.

Interviene, a quel punto, il consigliere di Avs Massimo Romeo. «Vedo che il consigliere Falcone sta andando via – dice -. Io, in tutto questo marasma, ho sentito pronunciare da lui una frase molto grave nei confronti del presidente (Claudio Villa n. d. r.) e chiedo conto del significato della sua affermazione che nel merito è stata “non ci arrivi a Natale”. Vorrei capire cosa significa questa frase, che ritengo essere molto grave, soprattutto in un contesto e in un clima di questa natura».

Villa spiega che farà verificare le registrazioni e dopo, nel caso, deciderà se e quali provvedimenti prendere.

Vincenzo Falcone, che era uscito, rientra in aula mentre la seduta continua con altre pratiche, ma a quel punto il presidente del consiglio è costretto, per regolamento, a nominarlo scrutatore a norma di regolamento, perché è l’unico consigliere di minoranza presente in aula. Criscuolo spiega che il presidente designa tre consiglieri alle funzioni di scrutatori scelti, a rotazione, di cui uno tra i gruppi della minoranza se presente. Comincia, così, il vagolare del consigliere di Noi Moderati tra il banco e la sala, in attesa di fare la sua dichiarazione in mozione d’ordine senza assumere il ruolo di scrutatore. Alle votazioni risulta “presente non votante”. Alla fine, prende la parola: «Allora, io le chiedo di verificare cosa effettivamente avrei detto – comincia il consigliere di Noi Moderati -. E nel caso, come dire, trovasse conferma (l’accusa di Romeo n. d. r.) è chiaro, è lapalissiano, diciamo, che il concetto si può intendere in due modi». Rivolgendosi al presidente Villa prosegue: «Ci tengo alla sua salute – dice, la dichiarazione è riportata alla lettera -. La vedo molto agitato e credo che questa conduzione, come dire, la provi molto perché diciamo abbiamo passato tre anni qua dentro, quindi io vedo l’ho vista dallo scorso ciclo e quindi un po’ la conosco. E la vedo un po’, come dire, provato. Sembrerebbe che le scappi di mano, diciamo, la conduzione. Detto questo, l’altro, secondo, motivo potrebbe essere che non lo so se continuerà ad avere la fiducia nel condurre questa sua presidenza. Perché, Presidente, è inevitabile, sotto gli occhi di tutti: ogni volta che noi parliamo anziché far da garante si presta a un gioco quasi di parte. Le ricordo che quando si è insediato ha preso dei voti anche da parte della minoranza, a tutela della garanzia di quest’Aula perché nel trascorso ciclo tutti la ritenevamo e la riteniamo persone saggia e capace. Solo che sta smettendo negli ultimi (consigli n. d. r.) per cui io intanto la invito a verificare se questa frase è stata detta effettivamente e poi, come dire, ho spiegato gli eventuali due significati, anche perché, come dire, da portatore sano di divisa (Falcone è finanziere n. d. r.), io non mi permetterò mai di minacciare nessuno perché so i miei limiti e so cosa posso dire e cosa non posso dire. Quindi, detto questo, dico che adesso esco perché ritengo di aver risposto a un qualcosa che ancora lei deve verificare». Giova ricordare che il presidente viene eletto e mantenuto nel ruolo dai soli voti della maggioranza e che Villa viene contestato solo dall’opposizione. Non basta, ovviamente, una sfiducia della minoranza a farlo cadere, che sia prima o dopo Natale.

Villa annuncia la verifica della registrazione: «La farò a titolo personale – dice – poi, eventualmente, valuterò di fare le mie considerazioni e azioni».


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